giovedì 14 dicembre 2023

Il castello di giovedì 14 dicembre



POTENZA - Torre Guevara

La costruzione si trova in via Bonaventura, ai margini est del centro storico della città ed è un antico monumento costruito nel secolo IX d.C., facente parte del non più esistente castello cittadino. La storia del castello di Potenza è incerta, poiché anche nell'Istoria della Città di Potenza (1673) compilata da Giuseppe Rendina, cui fanno riferimento i maggiori storici della città, mancano informazioni precise circa le sue origini. Forse l'edificio venne costruito sui resti di un'altra struttura fortificata, forse una struttura di detenzione. L'edificio è sicuramente precedente all'anno mille, quindi di plausibile origine longobarda. Con molta probabilità la torre fu costruita precedentemente al castello, intorno al IX secolo, con una precisa ed autonoma funzione di vedetta e, soltanto dopo, sarebbe sorta intorno ad essa la struttura fortificata che l'avrebbe trasformata nel castello dei conti di Potenza, databile al X-XI secolo. La torre, posta all'estremità est del centro storico, ebbe nel corso del Medioevo grande importanza per la difesa dalle scorribande dei barbari e per il controllo della sottesa ansa fluviale del Basento dalla sorgente alla stretta di Albano. Data la sua importanza strategica, inoltre si suppone che la torre in origine fosse ben più elevata; il Riviello, infatti, narra dell'antico castello con la sua altissima merlata ed inaccessibile torre fatta logora e screpolata dal lavorio dei secoli e dalla forza dei terremoti. La storia del castello comunque è legata a quella delle casate che ebbero in feudo la città. Nel 1268, dopo la vittoria di Carlo I d'Angiò su Corradino di Svevia, la città, fedele a quest'ultimo, fu quasi distrutta ed il Castello, occupato dagli Angioini, fu tolto ai Conti e affidato ad un Regio Castellano. Durante il Medioevo la torre aveva la funzione di torre di avvistamento, o maschio, adibita alla funzione di avvistare i nemici grazie alla propria altezza e alla sua posizione strategica. Con la fine del regno angioino e l'arrivo degli Aragonesi, il re Alfonso concesse la città, divenuta contea, al fido Don Innico de Guevara. Tra i tanti padroni avvicendatisi alla guida della contea, i Guevara lasciarono segni tangibili della loro presenza mostrandosi partecipi alle vicende socio-politiche della città. Nel 1445 Innico de Guevara diede inizio ai lavori di ristrutturazione della cinta muraria di origine normanno-sveva, in parte distrutta e ricostruita già in età angioina; essa fu fortificata e dotata di numerose porte di accesso nonché di torri di avvistamento e di difesa. Dovrebbero infatti risalire a questo periodo la Porta de la Mendola, citata per la prima volta nel 1481, Porta San Luca e Portasalza. Quest'ultima, posta sul lato ovest del centro antico, si presentava come una struttura fortificata la cui mole faceva da contrappunto a quella della torre. Altre opere riconducibili ai Guevara sono la ristrutturazione del palazzo del Seggio, la ricostruzione del chiostro duecentesco di San Francesco nonché del convento e della chiesa di Santa Maria del Sepolcro, luogo di culto prediletto e cimitero dei conti. Inoltre verso la fine del Quattrocento terminato il nuovo palazzo comitale, commissionato dai Guevara stessi, il castello perse l'originaria funzione di residenza e venne abbandonato. In seguito e fino al 1612, questa costruzione, non più curata, servì ad un ordine di Frati Cappuccini per ospizio. Quando poi Don Alfonso de Guevara, sesto conte di Potenza, diede in sposa sua figlia Beatrice a Enrico di Loffredo, la città, che costituiva la dote nuziale, passò ai Loffredo. Nel 1621 Beatrice de Guevara donò l'antico castello ai Frati Cappuccini di San Carlo ad eccezione della torre, che i conti vollero tenere per sé. Più tardi, nel 1626, il conte Carlo di Loffredo, figlio di Beatrice, lasciò ai frati una somma considerevole a condizione che nel castello fondassero una chiesa ed un monastero. Soltanto nel 1810 il castello fu tolto ai religiosi e adibito a sede dell'Ospedale San Carlo, con Decreto del re di Napoli Gioacchino Murat. Il castello, ormai divenuto ospedale, subì varie ristrutturazioni e nel 1927 fu aggiunto un vasto fabbricato che si affacciava sull'attuale piazza Bonaventura. Dopo l'ultimo conflitto mondiale il castello fu demolito per far posto ad un edificio scolastico e oggi, unica testimone di secoli di storia, resta soltanto l'antica Torre. Nel 1980 la torre resistette solidamente al rovinoso terremoto dell'Irpinia. Essa subì ugualmente vari restauri. Attualmente è la sede dell'Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della provincia di Potenza. L'Ordine esternamente ha realizzato un giardino pubblico, denominato “Il Giardino dell’Agronomo - Gioacchino Viggiani” in memoria del primo iscritto nella Provincia di Potenza mentre all'interno c'è un museo permanente a lui dedicato. La segreteria dell’Ordine della Provincia di Potenza si occuperà della gestione sia del giardino esterno, sia del suddetto museo, interno alla Torre. La torre è un edificio molto spoglio a causa del logorio dei secoli, costruito mediante l'utilizzo di alcune particolari pietre che si trovano sul letto del fiume Basento. Infatti analizzando queste pietre con quelle della torre si è potuta osservare l'uguaglianza fra le due. Molte strutture medievali dello stesso periodo presentano la medesima pietra. La torre è formata da tre piani che raggiungono l'altezza di venti metri. Ha un diametro interno di 7 metri e un diametro esterno di 10. Inoltre presenta 86 scalini e 7 finestre.Altri link proposti: https://lnx.altobradano.it/torre-guevara-potenza/, https://www.lucania.one/artistilucani/gentile/scale/36.htm, https://www.youtube.com/watch?v=bW8yLsmsuRM (video di AOR San Carlo), https://www.rainews.it/tgr/basilicata/video/2022/05/bas-Torre-Guevara-Lavori-Riqualificazione-84f04634-60f3-4881-8580-16f179819037.html (video)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Guevara_(Potenza), https://www.comune.potenza.it/?p=35, https://fondoambiente.it/luoghi/torre-guevara-potenza?ldc

Foto: la prima è presa da https://www.basilicataturistica.it/scopri-la-basilicata/potenza/potenza-il-patrimonio-culturale/la-torre-guevara/?privacy=updated, la seconda è presa da https://www.comune.potenza.it/?p=48990

mercoledì 13 dicembre 2023

Il castello di mercoledì 13 dicembre




MONTAIONE (FI) - Castello di Castelfalfi

È opinione comuine che il nome Castelfalfi sia una derivazione di Castrum Faolfi o Farolfi, cioè la roccaforte militare di Faolfo, re longobardo che pare abbia fondato il Borgo. Le prima ed unica prova scritta di tale periodo è una lettera del 754 in cui Walfredo di Ratgauso della Gherardesca cita Castelfalfi in occasione di una donazione alla Badia di Monteverdi in Maremma. Ma se ci fosse stato un errore di trascrizione e il nome fosse invece Fuolfi, significherebbe che il Castello risale al 550-600 d.C. e quindi ad un periodo pre-longobardo, circa 200 anni prima rispetto alla datazione ufficiale. Durante il basso Medioevo, nel 1139, Il Castello di Castelfalfi venne venduto da Ranieri della Gherardesca al vescovo di Volterra per cento lire. Nel 1230 Castelfalfi entrò a far parte del contado di San Miniato insieme a Tonda, Vignale e Camporena. Nel 1200 il piviere di Castelfalfi aveva 13 chiese suffraganee. Intorno al 1370, Castelfalfi, insieme alle comunità circostanti, si sottomise alla Repubblica di Firenze distaccandosi da San Miniato. Nel 1475 i proprietari di Castelfalfi erano Giovanni di Francesco Gaetani e sua moglie Costanza de' Medici, che ristrutturarono il castello dandogli l’aspetto di villa e costruirono qui una seconda dimora. Durante l’aspra guerra tra Firenze e Siena, nel 1554, Castelfalfi venne saccheggiato e incendiato dalle milizie di Piero Strozzi. Castelfalfi passò poi alla famiglia Medici - Tornaquinci. Per lungo periodo il Borgo visse la tranquilla quotidianità di una grande fattoria con molti mezzadri e alcuni braccianti dell’azienda unificata dai Gaetani, dai Bardi e dai Biondi. All’inizio del XX secolo venne edificata una tabaccaia, essiccatoio per le piante di tabacco giunte dall’America e coltivate anche in questa zona. Durante la Seconda Guerra Mondiale il castello ospitò una divisione dell'esercito tedesco, e fu danneggiato da bombardamenti americani durante la loro avanzata per la liberazione del territorio. A partire dal secondo dopoguerra e per alcuni decenni a venire, il Borgo e la fattoria di Castelfalfi sono stati progressivamente abbandonati da abitanti ed artigiani, in cerca di lavoro nelle fabbriche della Valdera. Nel 1982 l'imprenditore milanese Virginio Battanta rilevò dal tribunale di Firenze le società che detenevano tutto il borgo medievale ed i 1320 ettari di terreno agricolo che costituivano la tenuta di Castelfalfi, incluse le 36 case coloniche e il campo da golf. Tutti i beni ed i terreni erano stati detenuti fino a quel momento da diverse società che avevano sottoscritto un concordato fallimentare con il tribunale di Firenze. Successivamente iniziò il ripristino e la ricostruzione di alcuni degli immobili di maggior valore quale il castello, la villa Medicea ed altri edifici siti nel centro storico. Più volte ristrutturato e trasformato, anche a causa dei danni provocati dalle guerre, il castello è oggi un complesso che mantiene evidenti i caratteri del castrum, con un’alta e possente cinta muraria, i bastioni circolari, ma addolcito da un’architettura che lo avvicina al modello della villa. Di particolare interesse sono le cantine, disposte su due livelli entro la cinta muraria, al di sotto del piano su cui sorge l’edificio principale, dove si trovano alcuni dei primi esemplari di tini invetriati di inizio Novecento. All’estremità del borgo opposta al Castello si trovano una villa di impianto mediceo e la Pieve di San Floriano. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=CG7Hcykx-yI (video con drone di Dario Billi), https://www.youtube.com/watch?v=9vPM8QwraZQ (video di Luca Melai), https://www.youtube.com/watch?v=M0Az-pw0WH8 (video di SG-Video)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castelfalfi, https://www.montaioneintuscany.it/arte-cultura-storia/castelfalfi/

Foto: la prima è presa da https://www.siceimpianti.com/progetto/restauro-castello-di-castelfalfi-montaione/, la seconda e la terza sono del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini

martedì 12 dicembre 2023

Il castello di martedì 12 dicembre



PIVERONE (TO) - Torri del ricetto

Nel XIII secolo, si hanno notizie del podestà di Vercelli Pruino degli Incoardi che cedette il territorio ai consoli feudatari Brulino e Raimondo da Livione, Raimondo da Anzasco, Giovanni del Platola da Palazzo e Albertino del Monte. I consoli vercellesi fortificarono il paese con un bastione in stile romanico a tre torri, in previsione di espandersi verso la vicina Eporedia. Una delle tre torri (la torre-orologio municipale, d'ingresso al borgo) è rimasta in buono stato, mentre le altre due sono parecchio degradate. Dello stesso periodo è la chiesetta romanica di San Pietro di Subloco, di cui oggi non rimane che il campanile. A partire dal XV secolo, Piverone diventò l'ultima roccaforte territoriale protetta a nord-est del Ducato di Savoia, attraverso i nobili De Marchi, assoggettati a Ludovico di Savoia. Agli inizi del XVIII secolo, il paese fu poi meta di villeggiatura di madama Giovanna Battista di Savoia-Nemours, moglie del duca Carlo Emanuele II. Vediamo in dettaglio le tre torri rimaste dell'antico ricetto di Piverone:

TORRE D’ANGOLO NORD-ESTSi trova in piazza Lucca, a destra della porta turrita, un tempo utilizzata come carcere era stata poi inglobata, come vano scale, nell’antico palazzo sede delle scuole ed ora è isolata nei pressi dell’edificio scolastico.

TORRE D’ANGOLO NORD-OVEST
La torre d’ angolo di nord ovest, detta di S. Giacomo, è ubicata in un giardino privato ed ha pianta circolare. Anche questa torre un tempo era aperta verso l’interno e non aveva copertura, presenta decorazioni ad “archetti pensili” e merlatura ghibellina a “coda di rondine”. Un muro merlato, fiancheggiato all’interno dalla “curseria”, collegava le due torri d’angolo e costituiva il lato longitudinale verso la Serra. I due lati minori del rettangolo irregolare erano cinti da mura uguali, che passando attraverso le due porte congiungevano i due muri longitudinali difesi da altre due torri di cortina a base quadrata.

TORRE-PORTA CAMPANARIA O DELL’OROLOGIO
In Via del Torrione c’è una massiccia porta turrita, che oggi ha la funzione di torre campanaria e dell’orologio; un tempo era completamente aperta verso l’interno e priva di copertura con la tipica torretta di vedetta “la bertesca”, presenta un arco a tutto sesto, feritoie per azionare i tre “bolzoni” dei due antichi ponti levatoi (carraio e pedonale), decorazioni ad “archetti pensili” e merlature ghibelline “a coda di rondine”. Esisteva un’altra torre porta simile a quella esistente che fronteggiava Palazzo Canavese ed era chiamata il “Torrione”. L’attuale “via del Torrione” conserva il nome che aveva preso da quell’antica porta, abbattuta nel 1750.

Vi erano poi altre torri appartenenti alle mura medioevali, quella di Cortina verso la Serra che è ormai scomparsa, mentre l’altra è ancora oggi visibile e forma l’abside della Cappella della Confraternita dei Disciplinati in Via Flecchia. Per maggiore sicurezza, esisteva un ampio fossato, le cui sponde erano formate da una prima cerchia muraria, detta “bastioni”, esso si riempiva con acque derivanti dalle sorgenti della Serra. Le mura erano merlate, delle stesse, rimangono alcuni tratti visibili nei pressi della Cappella in via Flecchia, l’antica via Maestra. Nel borgo troviamo ancora la grossa cisterna dell'acqua, stradine ciotolate e vecchie abitazioni. Altri link suggeriti: https://archeocarta.org/piverone-to-resti-medievali/, https://www.youtube.com/watch?v=kQE6_DJiXLA (video di PiccolaGrandeItalia.TV)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Piverone, https://www.turismotorino.org/it/le-cinque-torri-di-piverone, https://www.capotrenogio.it/torre-campanaria/

Foto: la prima (Torre dell'Orologio) è di D. Bragaglia © mondointasca.it su https://mondointasca.it/2020/07/13/via-francigena-morenico-canavesana-da-pont-saint-martin-a-piverone/piverone-torre-campanaria/, la seconda (torre angolo nord-est) è di Laurom su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Piverone_Torre_Angolo_Nord_Est.jpg

giovedì 7 dicembre 2023

Il castello di giovedì 7 dicembre


PONTECAGNANO FAIANO (SA) - Castello Moscati in località Faiano

Il castello Moscati è un palazzo signorile situato in località Trivio Granata (Casa Boccia) a Faiano della famiglia faianese Moscati. L'edificio, a pianta quadrata, ha vari piani con una piccola torre ed un chiostro centrale. Il castello è recintato da una grande fortezza con tante piccole torri. Inoltre intorno ad esso, in passato, vi erano grandi castagni, alti fino a trenta metri. I Moscati erano dei latifondisti, come la famiglia Morese molto attiva in quelle che oggi sono Sant' Antonio a Picenza e Pontecagnano. I latifondi dei Moscati, si trovavano invece a ridosso dei Monti Picentini e della collina faianese

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Moscati

Foto: è la copertina del libro "Una casa" di Antonella Moscati, presa da https://www.sololibri.net/Una-casa-Antonella-Moscati.html

martedì 5 dicembre 2023

Il castello di martedì 5 dicembre



PROSSEDI (LT) - Palazzo baronale

Chiamato anche Palazzo Ducale o Palazzo Gabrielli-Del Gallo, domina con le sue dimensioni la Piazza Umberto I. Sulla sua storia si hanno poche notizie. Fu costruito nel 1100, a cavallo della collina che si affaccia sulla valle dell'Amaseno. Nel 1125 il paese venne dato alle fiamme dalle truppe di papa Onorio II. Ricostruito dopo l’incendio, il Palazzo subì nel tempo diversi passaggi di proprietà: dai Chigi ai Massimo, dai Gabrielli agli Altieri e infine, nel 1758, nuovamente rivenduto dagli Altieri ad Angelo Gabrielli, il cui discendente, Placido Gabrielli, sposato alla cugina Augusta Bonaparte, fu il quarto e ultimo dei principi di Prossedi. Al suo interno soggiornò Papa Pio IX in occasione della sua visita del 1856. Una volta acquistato dai Gabrielli, questi lo ampliarono conferendogli dignità principesca secondo lo stile barocco-rococò in voga nel XVIII secolo. Alla loro morte nei primi del ‘900 il Palazzo passò ad Alberto del Gallo di Roccagiovine. L’attuale fabbricato risale probabilmente al XVI secolo, innalzato su uno più piccolo appartenuto ai Conti de Ceccano a partire dal XII secolo. Il complesso presenta in tutte le sue parti perfetta simmetria rispetto al cortile centrale. L’impianto è rettangolare con quattro massicci torrioni angolari. Il tutto ripete la tipologia cinquecentesca del castello-fortezza nel quale il senso della fortificazione prevale su quello dell’abitazione. Al palazzo si accede attraverso una elegante scalinata di 10 gradini, separata da Piazza Umberto I da un cancello in ferro battuto. Il Palazzo è alto più di 20 metri e sorge su tre piani. Il portale di ingresso, in pietra levigata, è sormontato da tre scudi raffiguranti gli stemmi araldici dei proprietari del castello. La visita al palazzo si limita al cortile interno attorno al quale si aprono alcune porte che immettono negli spazi di servizio. Entrando dal portone il visitatore è accolto da un fitto colonnato dal gusto settecentesco. Sul lato destro si apre una scala che comunica con i piani superiori: al secondo piano era la residenza signorile, al terzo piano un tempo abitava la servitù. Nei due piani sono sistemate circa 50 stanze tra piccole e medie. Oggi vi ha sede una rinomata cantina vinicola. Le prime vigne nei colli sottostanti al paese, nella valle dell’Amaseno, sono state piantate dai Gabrielli alla fine del ‘700. Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=XnI_WGOxxOA (video di Angelo Petrucci), https://www.youtube.com/watch?v=puIeQs7FMS4 (video di Borghi d'Italia TV2000), https://www.youtube.com/watch?v=O5av9R8Pjj4 (video di 9cento)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Baronale_(Prossedi), https://it.wikipedia.org/wiki/Prossedi, https://palazzoprossedi.it/, https://www.compagniadeilepini.it/prossedi-cultura-edifici-storici/, https://www.camminoreginacamilla.it/prossedi/

Foto: la prima è presa da https://www.compagniadeilepini.it/prossedi-cultura-edifici-storici/, la seconda è una cartolina della mia collezione

lunedì 4 dicembre 2023

Il castello di lunedì 4 dicembre


MONTEPESCALI (GR) - Cassero

Affacciato su Piazza del Cassero, si presenta come un complesso costituito da un palazzo a pianta rettangolare, al cui lato destro è addossata la Torre dell'Orologio. Il complesso fu costruito quasi certamente nel corso dell'XI secolo, svolgendo originariamente funzioni religiose in quanto originariamente era un convento che includeva anche la chiesa di Santa Cecilia e la torre era, all'epoca, adibita a campanile. Nel corso del XII secolo il complesso conventuale fu soppresso e trasformato in rocca e divenne la sede del feudo controllato dalla famiglia Aldobrandeschi. Nel Trecento, il passaggio di Montepescali alla Repubblica di Siena portò alla trasformazione della rocca nel cosiddetto Cassero Senese, che successivamente venne ristrutturato per ospitare il locale Palazzo di Giustizia: la realizzazione del cassero comportò anche la soppressione della chiesa che vi sorgeva. Perso lo status di Libero Comune, il borgo vide una graduale dismissione dei palazzi pubblici, che furono gradualmente venduti ai privati e trasformati in edifici abitativi: tale destino fu seguito anche dal cassero. L'edificio che ospitò il Palazzo di Giustizia ha subito profonde modifiche hanno alterato gran parte degli elementi stilistici, pur potendo intuire dall'articolazione del complesso le primitive funzioni di complesso religioso. La Torre dell'Orologio, a pianta quadrata, con strutture murarie rivestite in pietra, si eleva ben oltre il tetto del palazzo. Nella parte alta è collocato un orologio, risalente alla seconda metà dell'Ottocento, che ha sostituito quello originario perduto durante la battaglia del 1555 tra Fiorentini e Senesi per il controllo di Montepescali: l'antico orologio è conservato nel Museo d'Arte e Storia di Ginevra. Al di sopra, vi è una piccola apertura ad arcotondo rivestito in laterizi, mentre sugli altri lati si aprono più ampie monofore, sempre ad arco tondo. La parte alta, non perfettamente conservata, presenta alcuni resti di merli che testimoniano l'esistenza di una merlatura sommitale nei secoli scorsi. I Tolomei, donarono la campana della torre in memoria della loro parente la Dantesca Pia, che secondo la leggenda finì i suoi giorni in maremma in località Castel di Pietra, nel territorio di Giuncarico. Questa campana ricorre spesso, nei momenti che regolavano la vita del Comune di Montepescali ed era insieme all'orologio un vanto per il comune a un collegamento con il quadrante dell'orologio, quadrante unico che era posto sul fronte nord della torre. Ancora oggi, all'interno delle mura della torre, in corrispondenza del posto dove si trovava l'orologio originale, si può vedere il quadrante con le sue ore, inciso nel muro, che serviva per rimettere dall'interno l'ora esatta sull'orologio posto esternamente. Questi due pezzi, rari per quel tempo, ebbero però, anche se in epoche diverse, la disavventura di essere trafugati e la campana in particolare distrutta. Altri link suggeriti: https://wikimapia.org/18244515/it/Piazza-del-Cassero, https://www.youtube.com/watch?v=zQal_iMdmsE (video di Fabio Balocchi), https://www.youtube.com/watch?v=mPxSSrHT2wI (video di DronePills)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Cassero_Senese_(Montepescali), https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0900234963A

Foto: la prima è presa da http://www.poderesantapia.com/album/grosseto/montepescalicassero.htm, la seconda è presa da https://www.bellitaliainbici.it/montepescali.htm

venerdì 1 dicembre 2023

Il castello di venerdì 1 dicembre



REANO (TO) - Castello dei principi Dal Pozzo della Cisterna

La parte antica del paese è di origine medioevale ed è protetta dal Castello sorto nel XIII secolo sui resti di un antico fortilizio romano, dall'originaria funzione difensiva, di cui ha mantenuto l'aspetto esteriore: turrito e merlato, divenne nei secoli seguenti una residenza signorile con interni in stile barocco. La sua storia è strettamente legata alla famiglia Dal Pozzo che lo acquistò nel 1566 e ne rimase in possesso per secoli, sino alla morte avvenuta nel 1876, della Principessa Maria Vittoria, Signora di Reano e Regina di Spagna, figura molto cara ai reanesi per la sua sensibilità e generosità. Nell’anno 1904 il Duca Emanuele Filiberto lo vendette ai Marchesi Durazzo, ai quali rimase sino all’anno 1960, anno in cui lo cedettero al Conte Tournon. Dopo lunghe e complesse vicende giudiziarie il castello fu acquistato da un ricco petroliere egiziano (sposatosi con una giovane donna di Reano) che fece realizzare ampi interventi di restauro. Attualmente il castello è di proprietà privata e non è visitabile. Il complesso ha una pianta irregolare con struttura difesa da torri quadrate e merlate, tuttora conservate. Altri link suggeriti: https://www.lagendanews.com/il-castello-di-reano-la-dimora-di-una-regina-di-spagna/, https://www.youtube.com/watch?v=AcbtO8LvfpQ (video con drone di Fabio Zilio), https://www.youtube.com/watch?v=L2W4v83RCKI (video di Sergio Isoardi), https://www.youtube.com/watch?v=i3skIK27DlU (video di Nicola Patruno), https://www.piemonteis.org/?p=2507

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Reano, https://www.comune.reano.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-sec-xiii-4715-1-84783eebf68d698682129dbbfc1bcecc, http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Reano/Castelli_e_Fortificazioni, testo preso dal libro "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999)

Foto: la prima è di joiedevivre su http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Reano/Castelli_e_Fortificazioni, la seconda è di PIERVICTOR su http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Reano/Castelli_e_Fortificazioni