sabato 8 dicembre 2012

Tevere in piena





Queste foto, scattate da Arnaldo Vescovo, conosciuto da me su Facebook, corrispondono più o meno, a quanto ho visto di persona lo scorso 16 novembre. Sono immagini suggestive, ottime testimonianze, che solo in parte rendono l'idea della particolarità della situazione. Vedere queste scene dal vivo è il massimo dell'emozione, ve lo assicuro !! Mi ricordo che quando passai vicino al Ponte Rotto vi erano anche gabbiani e piccioni, la varietà di volatili era ancora più bella.

Matrimonio

Voi siete nati insieme, e insieme starete per sempre.
Voi sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Sì, insieme anche nella tacita memoria di Dio.
Ma vi siano spazi nella vostra unione,
e fate che i celesti venti danzino tra voi.
Amatevi reciprocamente, ma non fate dell’amore un laccio:
Lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime.
Riempa ognuno la coppa dell’altro, ma non bevete da una coppa sola.
Scambiatevi il pane, ma non mangiate dalla stessa pagnotta.
Cantate e danzate e siate gioiosi insieme, ma che ognuno di voi resti solo,
così come le corde di un liuto son sole benchè vibrino della stessa musica.
Datevi il cuore, ma l’uno non sia in custodia dell’altro.
Poichè solo la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.
E restate uniti, benchè non troppo vicini insieme,
poichè le colonne del tempio restano tra loro distanti,
e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

(Kahlil Gibran)

questa l'ho scoperta la scorsa estate mentre mi trovavo a visitare il Santuario della Madonna delle Armi nei pressi di Cerchiara di Calabria (CS). Non mi è passata inosservata....visto che l'ho cercata a lungo dopo che mi ero dimenticato il nome dell'autore. 

I tuoi figli non sono tuoi

I tuoi figli non sono figli tuoi,
sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo,
ma non li crei.
Sono vicino a te,
ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
ma non alla loro anima,
perché la loro anima abita
nella casa dell’avvenire
dove a te non è dato entrare
neppure con il sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro,
ma non volere che essi assomiglino a te,
perché la loro vita non ritorna
indietro e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.

(Kahlil Gibran)

molti genitori dovrebbero leggere bene queste righe e farle proprie...

Il castello di domenica 9 dicembre






ARCHI (CH) – Castello

Oggi in stato di rudere, è situato su un'altura boscosa, nella parte più alta del paese, dalla quale domina la Valle dell'Aventino e quella del Sangro. In epoca medievale esso fu tra le strutture cardine del sistema di fortificazioni posto a difesa delle zone meridionali della Maiella e della valle del Sangro. La sua funzione in tal senso era già attestata nell'XI secolo, quando aveva molto probabilmente già assunto la fisionomia di un complesso fortificato, con il castello e le mura di cinta. La struttura del forte si presentava a pianta quadrata e agli angoli si erigevano massicci torrioni cilindrici, ancora oggi in buona sostanza conservati, uno dei quali avente un diametro di circa 7,50 metri. Il fortilizio fu eretto secondo le basilari tecniche costruttive del tempo, che prevedevano l'utilizzo di pietra e malta, e doveva avere un certa imponenza. Il lato nord aveva un terrapieno a bastioni. Ad est e ad ovest vi erano fortificati con corpi di fabbrica che aumentavano la forza di resistenza. Il blocco centrale quadrangolare misurava da 40 x 34 metri con un cortile interno che misurava 17 x 13 metri. Il castello era suddiviso in tre piani di cui uno seminterrato. Molteplici sono state le fasi di trasformazione che l'hanno interessato nel corso dei secoli e ancor più numerosi i proprietari che hanno gestito il relativo feudo, tra cui le famiglie Colonna, Carafa, Pignatelli. La prima menzione del maniero risale all'incirca all'anno 1000 quando si ha notizia di Fara Adami, un centro abitato sul fiume Sangro, insieme ad Adamo, un prete, e Ranieri, un gastaldo, mentre il primo documento ufficiale che ne attesta l'esistenza è nel 1075 quando viene menzionato nel Catalogus Baronum. Dopo varie vicissitudini feudatarie nel 1559 borgo e castello passarono a Martino di Segua. Vari documenti noratili documentano che Martino operò varie opere di restauro al castello anche se non si sa esattamente quali parti del castello furono interessate da questi lavori. I restauri furono affidati al mastro Antonio Malerma. Martino, successivamente, dovette vendere all'asta il castello per vari debiti nel 1563. Dei documenti seicenteschi citano il castello anche se a livello secondario; tra questi ve ne è uno che attesta che Giovan Battista de Marino nel 1644 aveva avuto dei problemi legali concernenti l'eredità. L'ultima nobile famiglia che potè vantare diritti sulla proprietà del forte, prima dell'estinzione dei diritti feudali nel 1806, fu quella degli Adimari, marchesi di Bomba. Durante il secondo conflitto mondiale il castello venne trasformato in linea di difesa del fronte contro l'avanzata delle truppe alleate inglesi e, purtroppo, durante uno degli scontri le mura vennero distrutte dai Tedeschi. Una parte del castello fu invece fortunatamente sottratta alla distruzione delle mine grazie all'intervento di alcuni uomini valorosi. Pur se allo stato di rudere, il fortilizio costituisce una delle testimonianze architettoniche più importanti del borgo fortificato. Facilmente visitabile, attualmente è di proprietà della famiglia Lannutti ma versa in pessimo stato di conservazione. Ne rimangono solamente le cortine ovest e sud. Ulteriori notizie potete trovarle al seguente link: http://www.sangroaventino.it/immagini/news/Palazzo%20Baronale%20.pdf

Il castello di sabato 8 dicembre





CAPRIATA D’ORBA (AL) – Torre del Castelvecchio

Gli imponenti ruderi della torre del "Castel Vecchio" sono i resti di una fortificazione già esistente in epoca altomedievale, e sorta, con ogni probabilità, prima del centro abitato. Capriata è infatti il punto di arrivo, in vista del torrente Orba e della pianura, di quella catena di torri che, partendo da Parodi, in linea quasi retta attraverso la torre del Gazzo (oggi S. Cristoforo), Monte Colma, Albarola, proteggeva già in epoca carolingia ( se non dai tempi bizantini) le valli dell'Orba e del Lemme dalle sgradite sorprese provenienti dal mare (invasioni saracene) e dal nord, all'epoca dell'avanzata longobarda. Del castello rimane comunque poco, a parte alcuni informi tratti di muraglia, la torre (antico mastio), alta e quadrata, massicia anche come spessore di muraglie che restringono di molto la canna, secondo una tipologia tutt'altro che frequente nella zona. Oggi in precarie condizioni di conservazione, è di proprietà comunale. Il borgo di Capriata fu possesso nel 1143 dei marchesi del Bosco, di stirpe aleramica. Oggetto di mire espansionistiche del comune di Alessandria, si diede a Genova nel 1218. Assediato e distrutto dagli alessandrini nel 1228 (nell’occasione, gran parte del territorio venne incendiato, il Castelvecchio demolito, gli abitanti trucidati e perfino i cadaveri furono riesumati dalle tombe ed impiccati !!), tornò in mano genovese due anni dopo. Risale al 1272 la costruzione delle mura di cinta, di cui ancora oggi sono visibili i bastioni, e delle relative porte d’accesso al paese. Nel 1317 entrò a far parte del Ducato di Milano, poi fu di nuovo sotto il dominio di Genova (1412) che nel 1418 lo cedette ai Marchesi del Monferrato. Devastato dai francesi e poi dagli spagnoli durante la guerra di successione del Monferrato (1648), fu annesso ai domini sabaudi nel 1708, passaggio ratificato dal trattato di Utrecht nel 1713.  Intorno al 1860 Capriata venne aggregata alla provincia di Alessandria e alla corte di Casale Monferrato. In questi anni furono abbattute le tre porte d’accesso alla città, così come era già avvenuto precedentemente per diversi tratti delle mura e per il castello, al fine di recuperare materiale da costruzione per le abitazioni civili.

venerdì 7 dicembre 2012

Il castello di venerdì 7 dicembre





MONTEMIGNAIO (AR) – Castello dei Conti Guidi

La sua origine è legata al passaggio nella zona dell'antica via romana che, da Firenze, attraverso Pelago e il Passo di Crocevecchia, inoltrandosi nel versante meridionale dei monti di Consuma e Secchieta, si raccordava alla principale arteria casentinese dell'antichità che conduceva ad Arezzo. L'antico percorso era ancora molto usato durante il medioevo e questo generò lo sviluppo del castello, sito in posizione dominante, al vertice di un contrafforte a strapiombo sulla valle del torrente Fiana. Il primo documento ufficiale comprovante l'esistenza dell'insediamento risale all'inizio del XII secolo. Esso attesta l'esistenza in loco della Pieve di Santa Maria Assunta, essendo quest'ultima sotto la giurisdizione della Diocesi di Fiesole, e di un castello eretto dai Conti Guidi, attorno al quale si raccolse il nucleo originario di Montemignaio, conosciuto  anche come “Castel Leone” o semplicemente “Castiglione”. I Conti Guidi dominarono questo borgo sotto la diretta influenza dapprima dell'imperatore Enrico VI e successivamente di Federico II. Il periodo della loro signoria si protrasse fino a metà del XIV secolo, quando la popolazione, insofferente al loro potere, organizzò una rivolta alleandosi alla comunità della vicina località di Castel San Niccolò e ponendosi con essa sotto la protezione della Repubblica di Firenze. Ne 1359 il Conte Galeotto Guidi fu costretto a stipulare un atto di rinuncia dei suoi possedimenti che andarono così a formare la podesteria della "Montagna Fiorentina". Tuttavia il periodo della dominazione fiorentina non diede al borgo di Montemignaio i risultati economici sperati e che ottennero invece altri centri limitrofi. Nonostante la località si trovasse vicina a un importante asse viario, la sua economia non venne incentivata nè durante il governo dei Granduchi de' Medici nè tanto meno durante quello dei Duchi di Lorena. I resti della cerchia muraria del castello cingono ancora parzialmente il paese. A destra della porta di accesso principale svetta ancora il poderoso torrione che fungeva anche da torre campanaria, a sinistra una seconda torre, probabilmente in origine gemella dell'altra, è oggi notevolmente ridotta in altezza. Le due torri sono unite da una possente cortina muraria nella quale si apre la bella porta ad arco a tutto sesto che immette nel cuore del castello. Varcato l'ingresso sulla sinistra si ergono maestosi i resti del palazzo, residenza dei Conti Guidi prima e del Podestà Fiorentino poi, e del cassero, di forma quadrata. Nelle cortine murarie si nota ancora la forma murata di quella che un tempo era la porta che conduceva nella corte del Palagio. Oggi per accedere allo splendido cortile, dotato al centro di un bel pozzo, occorre fare il giro esterno delle mura dalla destra della porta principale. Subito dietro alla mole del cassero sorge ancora la primitiva chiesetta del castello. Dalle fondamenta murarie rimaste si puè rilevare che le mura del castello avevano forma rettangolare e che ella rocca si accedeva da quattro porte. La porta che ora immette nel castello è recente; fu aperta per comodità degli abitanti che dimoravano dentro le mura. I fabbricati presenti all’interno della cinta sono stati ristrutturati mantenendo intatte le caratteristiche delle costruzioni medievali. Tutto l'insieme, piuttosto ben conservato, rappresenta uno dei migliori esempi di borgo medievale fortificato toscano di montagna.

giovedì 6 dicembre 2012

Il castello di giovedì 6 dicembre




SOLIGNANO (PR) – Castelcorniglio in frazione Specchio

E’ l'antico «Corniliolum» degli statuti del Comune di Parma, quando era feudo del Podestà di Mariano di Pellegrino. Le prime notizie risalgono al 1226, anno in cui il castello viene descritto come fronte di difesa per lo sbarramento alla bassa Val Ceno. Dal Comune di Parma passò successivamente a Manfredo Pallavicino, erede di Oberto il Grande, e poi ancora, attorno alla metà del Quattrocento, a Niccolò Piccinino. Questi secoli videro incessanti lotte fra famiglie signorili, fra le quali in una prima fase prevalsero (con il controllo dei vari feudi) i Visconti, quindi i Pallavicino del ramo di Scipione, infine i Rugarli, già vassalli dei potentissimi Landi, famiglia che possedeva numerosi castelli nella zona (ricordiamo quello di Golaso in Val Ceno, a cui si aggiunsero poi i vicini fortilizi di Specchio e Varsi), molti dei quali andati perduti completamente. A fine Ottocento Castelcorniglio fu proprietà degli Zanetti, il cui membro Filippo era un profondo conoscitore delle sacre scritture, autore di pregevoli lavori, nei quali cercò di spiegare alcune profezie sulla fine del mondo, profezie per fortuna non avveratesi. In seguito passò al commendatore Giuseppe Zanchi, la cui discendenza, nella persona di Gustavo Buratti Zanchi, originario di Biella, è ancora all’interno del castello. La storia del maniero continua nel secolo scorso, quando fu, fino alla fine della seconda Guerra mondiale, sede del distaccamento “Jezzi”della 31° brigata Garibaldi “Copelli”: da questo luogo partirono svariate azioni di sabotaggio ai danni della ferrovia Parma-La Spezia. Dopo questi eventi il castello rimase un po’ in sordina, così immerso nella piccola valle, senza luce elettrica e spesso isolato a causa delle frequenti piene. La costruzione occupa un’area piuttosto limitata,che si adatta alla geo-morfologia del territorio. Il perimetro è segnato da una cortina coronata da merli ghibellini, che cela e difende le strutture interne e i tre ampi cortili, sovrastati da due torri circolari poste all'ingresso, più un massiccio "palazzo" centrale sovrastato da un torrione quadrato, con bifore e, nel piano superiore, feritoie. Molto particolare la struttura dei cortili. Ce ne sono ben tre: due accostati all'ingresso, il terzo sul retro, collegato agli altri da un androne che passa al centro della struttura. Le possenti mura vennero edificate con i sassi del vicino Pessola e arenarie lavorate, posate in linee irregolari, con una tessitura dinamica e suggestiva che si integra in modo perfetto con l'ambiente circostante che, nonostante la presenza della bella fortificazione, mantiene intatto il suo fascino di luogo selvaggio e aspro dove ancora la natura è padrona. Alcune leggende aleggiano fra le antiche mura castellane e parlano di un pozzo delle lame nel quale venivano gettati gli ospiti indesiderati, ma anche di fate e folletti che la notte intrecciano le criniere dei cavalli, e di rumorose cavalcate notturne di fantasmi. La struttura di Castelcorniglio, allo stato attuale, è orientata verso una funzione più residenziale, mentre un tempo si trattava in realtà di un vero e proprio fortilizio difensivo. Singolare è proprio il fatto che ammirando da un lato il castello esso appare una placida residenza senza pretese militari, mentre dall’esterno ha un aspetto minaccioso e poco rassicurante. Oggetto di molteplici restauri che ne hanno modificato lo stato originario, attualmente il castello è di proprietà privata, e ospita un’azienda agricola. All’interno si trova un archivio che custodisce documenti attestanti l’aiuto dato ai “legittimisti” durante la Rivoluzione Francese, una collezione di soldatini napoleonici e una ricca biblioteca di famiglia degli Zanetti.