venerdì 9 settembre 2022

Il castello di venerdì 9 settembre

 



CAPO D'ORLANDO (ME) - Castello d'Orlando

Ciò che resta del Castello di Capo d’Orlando ci racconta l’importanza che l’edificio ebbe un tempo. Secondo la leggenda, fu Carlo Magno a costruirlo per onorare il paladino Orlando, sul Monte della Madonna che domina la cittadina. Sorse su un promontorio roccioso a picco sul mare a presidiare il tratto di litorale tirrenico antistante: era collegato visivamente con i limitrofi castelli ed abitati di Caronia, Acquedolci, Sant''Agata, San Marco d'Alunzio e Pietra di Roma, Militello, Naso, Ficarra, Brolo, Piraino, Gioiosa Guardia, posti sulla costa o sulle alture verso l'interno, oltre che con il circuito delle torri d'avvistamento (tra cui quella del Lauro) e con l'arcipelago delle Eolie; la visibilità, in assenza di foschia, giunge fino a Cefalù. In origine, la sua pianta occupava tutto il pianoro sommitale. Probabilmente fu innalzato nel XIII secolo, su alcune fondamenta più antiche. Nel 1296 veniva chiamato "castrum". Nel 1299 vide la battaglia combattuta nelle acque sottostanti dai fratelli Aragona per il dominio della Sicilia. Un solo trono, infatti, era troppo piccolo per tutti e due, che avevano grandi ambizioni. Alla fine del Trecento, il Castello di capo d’Orlando fu utilizzato come fortino da Bartolomeo Aragona, che vi si asserragliò nel tentativo di resistere alla restaurazione dell’autorità monarchica di re Martino. Così il maniero fu assediato e distrutto da Bernardo Cabrera. Dell’originario castello, ormai in rovina, rimase soltanto una torre di pianta rettangolare, utilizzata tra i secoli XVI e XVII per l’avvistamento dei pirati barbareschi. Essa era originariamente articolata su due livelli: un primo, in cui si collocano l'ingresso voltato, un disimpegno parzialmente basato sulla roccia, due celle di pianta rettangolare ed una cisterna ispezionabile mediante un'apertura sulla volta; un secondo, a quota inferiore, con ampio locale scoperto, delimitato da spesse mura perimetrali, cui si accede tramite scala longitudinale a una rampa. Esistono tracce di un ulteriore vano ad una quota intermedia che convive con complesse tracce di strutture preesistenti. La muratura superstite, di diverso spessore, è realizzata in pietrame, laterizi, malta e blocchi di pietra di varia pezzautra a faccia vista e perfettamente squadrata nei cantonali ancora riconoscibili. Il castello consta attualmente di tre fronti, che affacciano rispettivamente, verso il piazzale panoramico (con arco d'ingresso a sesto ribassato, edicola sacra moderna e pozzo a base poligonale), sull'abitato (rivellino) e sul mare (su cui si aprono un portale ed una finestra con archi a tutto sesto, più due piccole finestre quadrate in corrispondenza delle sopracitate celle). Nel 1598, narra la leggenda, San Cono lasciò la statuetta della Madonna ai guardiani. Grazie ad una stampa di Willem Schellinks (1613), si è scoperta l’esistenza di varie costruzioni sulla sommità del monte. Dai racconti di Vito Amico si evince che, nel 1750, il castello divenne anche osteria, chiesa ed approdo. Ne divennero proprietari prima Giovanni Antonio Sandoval (appartenente una delle famiglie spagnole più potenti), poi Bernardo Joppolo Ventimiglia Fardella, nel 1811. Agli inizi del XIX secolo il monte fu interessato da frane e movimenti tellurici. Questo periodo coincise con quello dell’arrivo dei Cappuccini. Lavori di restauro diretti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Messina condotti sulla chiesa negli anni 1981-1984 hanno interessato il consolidamento delle fondazioni, la bonifica dei muri perimetrali, il rifacimento di coperture, intonaci, pavimentazioni, infissi, gradinata esterna; nel 1994, inoltre, si sono restaurati anche i resti del castello (muratura del rivellino; rifacimento della parete perimetrale esposta verso il mare). Resta ancora una delle due cisterne che si trova nell'atrio del castello. Il castello custodiva un simulacro di Maria SS, purtroppo trafugato la notte dell’11 dicembre 1925. L'anno successivo ne venne riprodotta una copia in argento, a tutt’oggi esposta nel Santuario. Per approfondire: https://www.youtube.com/watch?v=JdlRzQc9yBM&t=1s (video di SiciliAntica Capo d'Orlando), https://www.messinaweb.eu/messinesit%C3%A0/architettura/i-castelli/item/640-castello-di-capo-d-orlando.html, https://www.youtube.com/watch?v=kHd7eD8r7oU (video di Stefano Mauro)

Fonti: https://www.icastelli.it/it/sicilia/messina/capo-dorlando/castello-di-capo-dorlando, https://www.siciliafan.it/castello-di-capo-dorlando/, https://it.m.wikipedia.org/wiki/Capo_d%27Orlando, https://www.turismo.comune.capodorlando.me.it/il-castello-il-santuario/, https://www.visititaly.it/info/953963-castello-d-orlando-ruderi-capo-d-orlando.aspx

Foto: la prima è presa da http://www.terredidioniso.it/index.php/it/offer/20-il-castello-di-capo-d-orlando, la seconda è presa da https://messina.gazzettadelsud.it/foto/cultura/2019/01/09/il-castello-federiciano-di-capo-dorlando-si-sbriciola-le-immagini-b2d65d81-83e0-40a1-9188-095f4fb9fb6f/

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