lunedì 12 dicembre 2022

Il castello di lunedì 12 dicembre


RAVENNA - Torri di Savarna

Il territorio alfonsinese dal Senio fino al Lamone fu per tutta la prima metà del ‘500 una vera e propria zona franca, terra di frontiera, dove i ladri, gli assassini, i banditi venivano mandati al confino in base agli statuti di Fusignano: "... che cadauno assassino, homicidiale et criminale debba avere sgombrato in termine a due giorni la terra e il territorio di Fusignano...". I CaIcagnini favorivano quindi l'insediamento in queste zone di tutti i "banditi" dal feudo di Fusignano: derelitti, criminali, assassini, vagabondi, zingari, ubriaconi... Qui vi era a quei tempi un grande bosco, e i Ravennati, nemici dei Calcagnini, chiamavano questa zona "... il bosco degli assassini...". Ma come si vedrà in seguito i Rasponi di Ravenna fecero di peggio. I Conti Calcagnini di Fusignano mandavano i fuorilegge proprio in queste terre impaludate che volevano conquistare. Prima ad Alfonsine e poi fino al Passetto, (tal nome deriva dal fatto che venne allestito un passaggio con barche tra una riva e l'altra del Po), furono costruiti alcuni magazzini per stoccare le merci alle quali i Calcagnini imposero una propria tassa per quel passaggio. In realtà l'impresa era redditizia per i Conti di Fusignano soprattutto perché così evitavano di pagare il dazio per le loro merci alla Sede Apostolica di Ravenna. Insomma al Passetto i Calcagnini facevano contrabbando di grano, fieno e altro, a discapito della Chiesa. Nacquero da qui numerose controversie tra i Calcagnini e i signori di Ravenna, i quali vantavano diritti su queste terre vallive: questi si appellarono più di una volta alla sede Apostolica di Ravenna per impedire l'avanzata dei nuovi padroni. “Il danno che per questo porta la Sede Apostolica – così protestavano i signori di Ravenna, con in testa i Rasponi - che si vede dovere avenire, è che quel territorio è fertile et produce grani e biade assai et ivi sta di continuo un nido di ladri, homicidiali, et banditi, da dimessi luoghi, tal che si può dire bosco d'assassini...". Ma proprio i Rasponi a Savarna fecero di peggio. Alla battaglia di Ravenna (1512) contro i Francesi parteciparono diversi esponenti della famiglia Rasponi. Dalla rappresaglia perpetrata dai francesi dopo la battaglia, vinta col sacrificio del loro comandante Gaston de Foix, la città ne uscì prostrata. Ne conseguì una carestia, alla quale fece seguito poi, una epidemia di peste: la popolazione fu letteralmente decimata. Tali avvenimenti ebbero una ovvia ricaduta sociale ed ebbero come effetto la presa violenta di potere da parte di alcune famiglie della città appoggiate dalla Chiesa, fra le quali dominava quella dei Rasponi. Nella disperata situazione si ipotizzò una soluzione ritenuta inizialmente valida: si decise di fare uscire tutti i galeotti, sperando che potessero essere utili a ripopolare la città, ma la scelta ebbe un effetto contrario; molti degli ex galeotti si legarono ai Rasponi, che avevano bisogno di persone prive di scrupoli per esercitare il potere con la violenza; i covi degli armati assoldati dai Rasponi furono stabiliti nelle campagne ormai completamente spopolate a nord-ovest della città, nelle zone di Savarna e Cotignola. Dopo aver assunto il potere in città, a Savarna Raffaele Rasponi creò un abitato per accogliervi quei malviventi, con cui attorno al 1516 i Rasponi furono autori delle numerose efferatezze perpetrate in quegli anni a Ravenna e dintorni. Il luogo di ritrovo degli sgherri, la cui erezione era stata promossa da Raffaele Rasponi e dove aveva creato il loro covo a Savarna, era una costruzione fortificata, dalle fonti descritta come una torre. Si ritiene che la torre si trovasse nel luogo in cui successivamente fu costruita la palazzina oggi denominata "Le torri di Savarna". Dopo due gravissimi fatti di sangue che videro coinvolti ancora i Rasponi, papa Gregorio XIII nel 1577 per punizione contro Girolamo Rasponi e i suoi sgherri che, arrivati da Savarna, avevano sterminato l’intera famiglia Diedi nella loro casa a Ravenna, per un’ingiuria, le proprietà dei Rasponi furono confiscate e varie loro costruzioni rase al suolo: così capitò alle Torri di Savarna. Poi alcune decine di anni dopo il nuovo papa Sisto V graziò il Girolamo e restituì le proprietà confiscate. Nel 1657 Leonora Rasponi chiese di poter rifabbricare un edificio sulle fondamenta di quello preesistente. 
L'edificio ricostruito mantenne il nome di "Torri di Savarna". Alla morte di Leonora il nuovo palazzo passò al capitano Antonio Rasponi che morì senza figli; suoi eredi risultarono i figli del fratello Carlo Maria Rasponi: Silvestro e Valerio. Alla fine dell’800 le Torri di Savarna passarono ai Guidi e poi ai Brocchi, con la contessa Adriana Graziani che andava in giro in estate qui, nei suoi poderi, in calesse con l’attrice Alida Valli, sua grande amica. La palazzina fu ristrutturata e la vicina scuderia, pure lei ristrutturata, divenne sede di un locale denominato "La taverna del Palazzetto". Nel 2019 il complesso era in stato di abbandono da più di una ventina d'anni, dopo anche il decesso della contessa avvenuto nel 2015. Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=i9If98q4_oI (video con drone di Orano Boschi)

Fonte: testo di Luciano Lucci su https://alfonsinemonamour.racine.ra.it/alfonsine/Alfonsine/torri%20savarna.htm

Foto: la prima è presa da https://www.travelemiliaromagna.it/in-bicicletta-lungo-il-fiume-lamone/, la seconda è presa da https://alfonsinemonamour.racine.ra.it/alfonsine/Alfonsine/immagini/rasponi/torri4-modifica.jpg

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